
E ancora una volta in questo 2011 siamo a celebrare una morte, quella di un soldato, scomparso perchè faceva il proprio lavoro.
E si, perchè ogni volta sono costretto da giornali e politici a compiere profonde riflessioni che mi portano anche ai tanti che conosco che sognavano di fare i militari. Ogni volta mi faccio domande e credo di trovare risposte plausibili.
Ma mi chiedo poi, dovremmo stare a celebrare chi ha lavorato? chi sa che facendo quel lavoro avrà una percentuale elevatissima di morire? d’ altronde, in caso di una guerra (ovvero un attacco dall estero, Cost. art. 11) un soldato ha due funzioni, e l una esclude l altra: uccidere o morire. compiendo una delle due, avrà svolto il suo dovere.
Interessante però, ogni volta ci apriamo il cuore, eppure i morti sul lavoro quest’ anno sono stati 593 (1080 se si contano i morti in itinere!). Non ho visto funerali. Non ho visto il ministro del lavoro o del welfare al funerale (non visto) di Marta Lughi, 22 anni, morta in agricoltura, nel profondo, selvaggio ed arretrato sud. Pavia.
Non ho visto i funerali di centinaia di lavoratori: si svegliavano tutti i giorni per compiere un dovere, una colpa: sopravvivere e sostenere una famiglia, per non morire di fame sono morti di lavoro, eppure quando hanno cominciato a lavorare immaginavano percentuali di rishio di infortuni o addirittura morte talmente infinitesimale da poter essere 0%. Ma vedo l’ Ilva di Taranto, che continua a mietere morti da tumore e lavoratori consapevoli che sanno di mangiare domani per morire di tumore dopodomani. Un giorno di vita in più.
Oggi scopriamo che invece i morti di guerra sono 35. Eh! Si rischia quasi 17 (o quasi 31 considerando in itinere) volte di più a fare un normale e pacifico lavoro! Oggi scopriamo che è ordinario morire sul lavoro ed è straordinario morire in guerra.
Poi trovo risposte al perchè tutto questo continua ad andare avanti, e ne ho la conferma quando sento un ministro che parla di orgoglio nel non ritirare i militari, quando sento un prete che parla di dover rimanere in quei paesi. Un prete. Si, proprio quelli che di solito vanno in quei paesi a fare la carità. Incredibile penso, hanno paura anche i preti ad andare, a tal punto che chiedono di essere sostituiti dai militari, magari loro gli eliminano fisicamente gli infedeli.
Due facce della stessa medaglia: due testi sacri della vita dell’ individuo, utilizzati come carta igienica: la Costituzione (art. 11) e il Vangelo. Il totale svilimento di cio che ci dicono da bimbi essere giusto.
Ma questo cosa conferma, se non che è meglio fare il militare che il lavoratore:
Ci sarà un ministro che ti farà eroe di guerra italiano (ma perchè?? difendeva la patria? rischiavamo una invasione afghana tale da doverli invadere prima noi?) quando in realtà, credo, dovrebbe essere nominato eroe da quelli che secondo alcune teorie difendeva; il popolo afghano. Dunque dovrebbe essere un eroe di guerra onorificato dagli afghani, non dagli italiani.
Per di più ti faranno dei funerali di stato!
Certo, sei in Afghanistan per la democrazia? la pace nel mondo? la libertà dei popoli? no, si va in Afghanistan per i poteri forti, i petrolieri americani, i signori della guerra, l economia del tuo paese, ristabilire l ordine delle cose: per ogni paese ricco deve esserci un paese povero.
Dunque chi difendi può permettersi di ordinare a farti un funerale di stato, osannarti, dare denaro alla tua famiglia.
Non come quei pezzenti di lavoratori, magari in nero, a cui la moglie farà un funerale alla meno peggio, e poi dal giorno dopo spererà di fare compassione a qualcuno per farsi assumere, dato che i sussidi bastano a malapena per le bollette.
Poi ci sono i lavoratori FIAT, non voglio entrare nel merito di un contratto che non conosco, ma so una cosa: verranno costretti a firmare, vedremo un voto truccato ed estorto superando il fascismo che aveva camicie nere nei seggi; la camicia nera sarà mentale.Come in 1984 di Orwell. La camicia nera del lavoro. Già, come ha detto Marchionne, o contratto, o niente investimenti. E se investimenti= mantenimento posti di lavoro…
Ma ora basta, non parliamo di queste cose, ci sono aerei e sistemi di difesa da comprare, metti che l’ Albania decide di attaccarci
(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/55426girata.asp),
ci sono imprese da far lavorare, d’ altronde la crisi arriva
(http://www.notiziariofarnesina.ilsole24ore.com/archivio_newsletters/Newsletter_16072010.pdf http://www.assomarmomacchine.com/it/news/notizia_304.html)E poi chi se ne frega di Costituzione e Vangelo, uno più vecchio dell’ altro: domani ci faremo vedere contrari alla pillola abortiva, faremo qualche scenata per leggi sulle persone in coma vegetativo e tutto continuerà.
593 a 35: Forse la Guerra è in Italia. Ma non ce ne siamo accorti.
“…the show must go on…”
Freddie Mercury
http://enricosabatino.blogspot.com/2010/10/afghanistan-altri-4-morti-italiani.html
Un gioco derivato da simulatori di guerra e finanziato dal Pentagono:
http://www.gamesource.it/console/pc/Scheda/Americas-Army/Recensione/
Un piu completo articolo sul fenomeno:
http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/1633-la-militarizzazione-della-gioventu-americana.html
I finanziamenti della difesa americana (di cui sappiamo anche a videogame e film, per dare un immagine distorta e morbida della guerra)
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Caro Dario hai scritto un bel pezzo sia nella forma che nella sostanza espresso in un italiano scorrevole ed essenziale, accorato. Complimenti. Forse le morti dei soldati sono di meno perche’ i militari impegnati sono di meno dei lavoratori in esercizio, ma sono d’accordo che nessun lavoratore dovrebbe rischiare la pelle, perche’ ci dovrebbero essere sistemi di sicurezza esaustivi. Sicuramente ci vorrebbe piu’ rispetto per l’art. 11.